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Non tutti sanno che il termine Stress, oggi ormai adottato a pieno titolo dal vocabolario italiano, è un anglicismo proveniente dall’ ambito ingegneristico che è stato specificatamente coniato per indicare lo sforzo che un materiale rigido sostiene quando è sottoposto a sollecitazioni.
L’utilizzo della parola stress per descrivere lo stesso stato di tensione in relazione ad organismi viventi, avvenne per la prima volta nel 1936, da parte del medico austriaco H. Selye, che lo definì una risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso, riferendosi in particolare ad ogni stimolo percepito come “minaccioso” o che ne destabilizza l’equilibrio.
Solo successivamente e nell’arco di anni, lo stesso termine stress venne assimilato nel linguaggio comune, assumendo il significato di: risposta psicofisica individuale alla richiesta di compiti o prestazioni percepiti come eccessivi.
Questa condizione si verifica pertanto quando il rapporto tra le Richieste provenienti dall’Ambiente in cui viviamo e le Risorse di cui disponiamo per farvi fronte è sbilanciato e, di conseguenza, la pressione cui ci sentiamo sottoposti è superiore alle nostre facoltà di gestione o di intervento.
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Da una prospettiva evolutiva, quello che noi sperimentiamo come stato di stress coincide quindi con un’attivazione Psicofisiologica finalizzata alla sopravvivenza e all’adattamento: un meccanismo protettivo che permette al nostro organismo di affrontare sfide, risvegliare risorse, sgretolare equilibri stagnanti o tossici per ristabilirne di nuovi e più salutari.
In quest’ottica, la differenza che molte discipline scientifiche evidenziano tra “stress buono” e “stress cattivo” può essere meglio compresa distinguendo quello che è lo “stress acuto” da quello che è invece lo “stress cronico“: se lo stress acuto è quasi sempre funzionale, temporaneo, orientato all’azione, lo stress cronico è al contrario persistente, logorante, e quasi sempre dannoso.
Inoltre, lo stress cronico rappresenta uno tra i più insidiosi effetti collaterali degli Stili di Vita contemporanei, tipici dei paesi occidentali, all’interno dei quali lo Stato di Stress tende sempre più a coincidere con una Condizione quotidiana abituale, anziché con una Reazione episodica e sporadica.
Secondo l’American Psychological Association, lo stress cronico, oltre ad influenzare in modo negativo è associato a un aumento del rischio di disturbi dell’umore fino al 60%.
Per meglio comprendere che cosa accade nel nostro organismo quando il cervello rileva e attiva la risposta allo stress, dobbiamo innanzitutto mettere a fuoco la natura del sistema neurofisiologico, rapido e altamente specializzato, che entra in gioco.
Le strutture che giocano i ruoli più significativi sono:
– l’Amigdala: è la struttura cerebrale che valuta immediatamente il significato emotivo di uno stimolo. Se percepisce una minaccia o una sfida, invia un segnale d’allarme.
– L’Ipotalamo: è il centro che, dopo aver ricevuto il segnale dall’amigdala, attiva due sistemi cruciali, il primo è il Sistema nervoso simpatico che rilascia adrenalina e noradrenalina, mentre il secondo è l’Asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che genera un rilascio di cortisolo.La produzione o l’innalzamento di Adrenalina, Noradrenalina e Cortisolo nel corpo inducono quindi l’aumento di diverse funzioni fisiologiche: della frequenza cardiaca in primis, ma anche della pressione sanguigna e della glicemia, oltre a fornire una maggiore disponibilità di energia, e migliori capacità di vigilanza e prontezza motoria.
La configurazione neurofisiologica che sintetizza tali variazioni psicocorporee consente di attuare la nota risposta reattiva definita Flight or Fight, tr. Attacco o Fuga.
– la Corteccia prefrontale: interviene per interpretare la situazione, modulare l’emotività e guidare il comportamento. La qualità della risposta allo stress dipende molto da questa regione: quando è efficiente, lo stress rimane acuto e adattivo; quando è sovraccaricata, la risposta può diventare disfunzionale.
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In altre parole, ciò che accade sul piano pratico quando percepiamo qualcosa come impegnativo, minaccioso o semplicemente nuovo, è dunque l’attivazione di una rete di strutture cerebrali perfettamente sincronizzate, a partire dall’amigdala che, in pochi millisecondi valuta il significato emotivo di ciò che sta accadendo.
Se ritiene che ci sia qualcosa da affrontare, invia un segnale all’ipotalamo, che a sua volta attiva due sistemi: il sistema nervoso simpatico, responsabile del rilascio immediato di adrenalina, e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che porta alla produzione di cortisolo.
Questi ormoni preparano l’organismo all’azione innescando la risposta di attacco o fuga, che ha garantito la sopravvivenza della specie per millenni: il cuore accelera, la pressione sale, il sangue porta più ossigeno ai muscoli e al cervello, la glicemia aumenta per fornire energia immediata.
Accanto a queste strutture più antiche, interviene anche la corteccia prefrontale, la parte più evoluta del cervello, che interpreta la situazione, valuta le opzioni e modula la risposta emotiva.
Quando questa regione funziona bene, lo stress rimane entro limiti gestibili e si spegne una volta superata la sfida.
Il problema nasce quando la percezione di minaccia non si interrompe. Perché questo accada, non occorrono eventi traumatici: basta sentirsi esposti ad una pressione costante, rimuginare spesso su una preoccupazione che non trova soluzione, o venire fagocitati in un ritmo di vita che non lascia spazio al recupero.
Questi sono alcuni dei casi più tipici in cui l’asse HPA rimane attivo troppo a lungo, e il cortisolo continua a circolare nel nostro organismo.
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Grazie alle moderne tecnologie di imaging, gli effetti di questa iper attivazione sono ben visibili sia nel cervello che nel corpo: l’ippocampo, struttura cerebrale essenziale per la memoria e l’apprendimento, diventa meno plastico; l’amigdala si iperattiva, rendendoci più ansiosi e reattivi; la corteccia prefrontale stenta a regolare le emozioni e a sostenere processi decisionali lucidi.
Alcuni studi mostrano che, in condizioni di stress cronico, il volume dell’ippocampo può ridursi fino al 10–15% in casi clinici significativi.
Sul piano fisico, lo stress cronico aumenta l’infiammazione, altera il metabolismo, favorisce l’ipertensione e indebolisce il sistema immunitario.
Non è un caso che le persone esposte a stress prolungato siano più vulnerabili a infezioni, disturbi del sonno, problemi digestivi e malattie cardiovascolari.
Come riconoscere lo stress
Lo Stress non si manifesta solo con un senso diffuso di agitazione, bensì attraverso una pluralità folta e variegata di segnali.
Sul piano psicologico può presentarsi come irritabilità, ansia, tristezza, difficoltà di concentrazione o di memoria, oppure come un sonno disturbato.
Sul piano comportamentale può indurre all’abuso di sostanze come la caffeina, l’alcol o il tabacco, ma anche a disordini alimentari che si manifestano con l’eccessiva assunzione o il rifiuto di cibo, come tentativi di autoregolazione. Può inoltre influire sulla qualità del Sonno, e delle Relazioni.
L’organismo esprime lo Stress altrettanto chiaramente: aumento della frequenza cardiaca e del ritmo respiratorio, tachicardia, tensione muscolare, sudorazione, pressione alta, disturbi gastrointestinali. Naturalmente, il sistema endocrino e immunitario partecipano attraverso la sintesi o la diminuzione di sostanze, ormoni e neurotrasmettitori: il cortisolo rimane elevato, gli ormoni sessuali si riducono, la produzione di anticorpi diminuisce.
Riconoscere questi segnali è fondamentale, perché, non solo ci permette di intervenire prima che lo stress diventi cronico, ma ci fornisce una mappa suggestiva dei nostri schemi emotivi più profondi e talora insospettabili, mettendoci dinnanzi al riflesso delle nostre aree più fragili e sensibili, laddove saremmo portati semplicemente a rimboccarci le maniche e passare oltre.
Viviamo in un’epoca prodiga di consigli o strategie, salutari e fruibili 24 ore al giorno attraverso ogni tipo di dispositivo, per scongiurare l’esposizione sempre più allarmante al deterioramento nervoso o cognitivo che lo Stress cronico può causare.
Tuttavia, per avviare un processo efficace e sostenibile nel tempo di ‘Gestione dello Stress’ occorre partire dalle fondamenta approfondendone la Conoscenza e la conseguente Consapevolezza che ne scaturisce, le quali rendono al contempo possibile la costruzione di un’identità più strutturata e protetta dal logorio dello stress cronico.
Bibliografia essenziale
- Lazarus, R. S., & Folkman, S. (1984). Stress, Appraisal, and Coping. Springer Publishing Company.
- Selye, H. (1976). The Stress of Life. McGraw-Hill.
- Sapolsky, R. M. (2004). Why Zebras Don’t Get Ulcers: An Updated Guide to Stress, Stress-Related Diseases, and Coping. Holt Paperbacks.
- Folkman, S., & Lazarus, R. S. (1985). If It Changes It Must Be a Process: Study of Emotion and Coping During Three Stages of a College Examination. Journal of Personality and Social Psychology, 48(1), 150-170.
- Antoni, M. H. (2003). Stress Management and Psychoneuroimmunology in HIV Infection. In Ader, R. (Ed.),