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In un tempo in cui l’attenzione, clinica e statistica, tende a focalizzarsi sull’approfondimento di configurazioni patologiche come Ansia, Panico, Stress e Fragilità emotive, spostare anche solo temporaneamente il focus sull’emozione della Gioia può apparire superficiale, una sorta di lusso riservata a pochi privilegiati.
Eppure, dal punto di vista psicologico e neurobiologico, sperimentare stati di Gioia equivale a beneficiare di una spinta endogena e oltremodo potente di attivazione, che può assumere una funzione di Regolatore Emotivo naturale e, quindi, di Fattore di Protezione per i Disturbi dell’Umore e le Sintomatologie Ansiogeno Depressive,
Per comprendere ciò, è innanzitutto necessario fare chiarezza su che cosa non è la Gioia: la Gioia non coincide con quel genere di euforia istantanea né di felicità performativa che si celebra spesso sui Social Network.
Non è neppure sinonimo di ingenuità, di immaturità o superficialità emotiva, né tantomeno di entusiasmo forzato.
La Gioia non si manifesta spontaneamente attraverso sorrisi di circostanza o slanci artefatti.
Al contrario, quando è autentica e profonda, la Gioia può farci ammutolire, spezzarci il fiato o, neppure troppo di rado, inondare lo sguardo di lacrime.
La vera Gioia è una Competenza, un Processo, un Atto di Presenza, la cui Funzione può tradursi in un vero e proprio Atto Terapeutico, ma anche in un collante sociale, o in un nutrimento per il cervello.
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È un’emozione primaria, radicata nella nostra biologia, che si manifesta quando ci sentiamo Protetti e al Sicuro, quando sperimentiamo un Senso di Connessione con gli altri, ma anche quando percepiamo una Manifestazione di Bellezza, di Giustizia, di Verità e, soprattutto, quando riusciamo a vivere pienamente e in “Presenza” una di queste Circostanze.
Stati improvvisi di Gioia segnalano che il nostro Sistema Nervoso ha innescato un processo di Regolazione Emotiva Endogena.
In parole semplici, la Gioia ci informa che la nostra Guarigione è iniziata.
Sintonizzarsi in ascolto della Gioia, significa coglierne l’eco istantaneo che suggerisce: “Puoi essere Qui, Adesso. Puoi lasciare indietro ciò che ti ha ferito. Puoi aprirti a ricevere.”
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Le moderne neuroscienze evidenziano l’importanza strategica della Gioia quale fattore di Neuroprotezione, specificandone le facoltà di:
- attivare il Sistema Dopaminergico, favorendo motivazione e apprendimento;
- stimolare la produzione di Ossitocina e di Endorfine, che riducono Stress e infiammazione;
- rafforzare i circuiti della Memoria;
- implementare la Resilienza emotiva.
Da questa prospettiva, è possibile comprendere perché un Cervello che sperimenta Gioia con regolarità è un cervello più flessibile, più creativo, più efficace nella gestione dei problemi e delle difficoltà.
Inoltre, se è vero che possiamo trovare fonti generose di Gioia nelle creazioni artistiche o a contatto con Madre Natura, la Gioia ha soprattutto un’origine ed un’influenza profondamente sociali.
Nasce e si amplifica nella relazione con gli altri: attraverso la reciprocità che consente di costruire fiducia, rafforzare i legami, favorire cooperazione e altruismo, sostenere la crescita psicologica.
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Non a caso, la scienza ci informa che i momenti di gioia condivisa sono tra i più potenti predittori di benessere a lungo termine.
L’equivoco più diffuso, nonché fuorviante, riguarda il suo opposto semantico: la gioia non è il contrario della tristezza.
In realtà, la gioia è la capacità di sperimentare un senso di Accettazione profonda e di Gratitudine anche quando siamo travolti da una perdita, una mancanza, dalla nostalgia o ci sentiamo particolarmente fragili.
È un varco che si apre anche nei giorni difficili e sopraggiunge a ricordarci che siamo infinitamente più grandi delle nostre ferite.
La gioia non cancella il dolore: lo integra.
Gli organi di informazione, in modo peraltro coerente con la loro funzione essenziale, enfatizzano a gran voce i pericoli e le minacce incombenti, la competizione, la pressione riferita alla performance. E in questo scenario arcinoto e inesorabile, la gioia diventa un atto quasi rivoluzionario: una strategia per sottrarci alla logica del “non basta mai”.
In un mondo che ci chiede quasi esclusivamente di essere forti, disponibili e indistruttibili, la gioia ci ricorda che siamo innanzitutto umani. E che proprio lì, nella nostra umanità, si trova la nostra forza più grande.
Spostare il Focus sulla Gioia significa riconoscere ciò che ci nutre realmente, sperimentare gratitudine aldilà delle avversità, allenare la presenza mentale, ricordare che la Vita è regolata da una sua perfezione intrinseca.
Coltivare la gioia, al di fuori dei grandi eventi o delle circostanze più felici delle nostre vite, è un’attitudine che può compiersi attraverso l’assunzione di semplici gestualità o rituali, nella consapevolezza che il tessuto emozionale della gioia ha le stesse caratteristiche di quello muscolare: più lo alleniamo, più si rafforza e cresce. La gioia è una vera è propria cura, è radicamento, connessione.
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In Psicoterapia, ma anche in autonomia se si sono approfondite fonti attendibili, si possono sperimentare una pluralità di Tecniche immaginative (con base ACT e psicologia motivazionale) il cui Obiettivo è coltivare stati di Gioia come Condizione sostenibile nel tempo.
Si tratta di pratiche o protocolli che racchiudono un grande e comprovato potenziale rigenerante, poiché le immagini mentali sono in grado di attivare Risorse Cognitive e Psichiche fondamentali, quali:
- la Memoria Episodica,
- la Funzione Immaginativa,
- il Sistema Sensoriale,
- la Regolazione Parasimpatica.
Le immagini sono il modo più naturale e potente per “allenare” la gioia attraverso la percezione.
Grazie all’esperienza immaginativa diventa possibile attivare la motivazione intrinseca anche in circostanze prive di stimoli, rafforzare i valori personali, creare rappresentazioni mentali positive e raggiungibili, implementare l’assunzione comportamenti orientati al benessere.
Più in generale, è importante ricordare che la ricerca neuroscientifica contemporanea sulla Mental Imagery evidenzia come l’atto di immaginare il futuro (desiderato) attivi gli stessi circuiti neurali dell’azione, facilitando significativamente il cambiamento.
Bibliografia
Fredrickson, B. L. (2010). Positività. Firenze: Giunti.
Hanson, R. (2013). La mente felice. Come trasformare le emozioni positive in risorse interiori. Milano: Corbaccio.
Seligman, M. E. P. (2013). Fai fiorire la tua vita. Le nuove frontiere della psicologia positiva per essere felici. Firenze: Giunti.